Archivi Blog

L’epatite C e le cure “proibitive”. Il caso del marsalese Pietro Alagna

SoviHep

Fonte: Tp24.it

I Governi dell’ultimo ventennio, d’accordo con le più grandi multinazionali del farmaco, hanno ben capito che incentivare la progressione di una malattia, piuttosto che ricercarne la cura, è un’enorme fonte di guadagno.

E’ il caso dell’Epatite C, malattia del fegato causata dal virus HCV che causa, dapprima, un malfunzionamento epatico, poi la cicatrizzazione del tessuto epatico (cirrosi), e più tardi lo sviluppo del carcinoma epatico.

La malattia, spesso silente per anni dopo il contagio, è così diffusa per via delle infezioni contratte, nei decenni passati, con l’utilizzo di sangue infetto e materiale non sterilizzato correttamente.

Il nostro paese conta circa 800 mila persone affette da HCV.

Il trattamento dell’epatite C ha subito un notevole progresso. Sino a poco tempo fa la percentuale di successo dei farmaci si attestava soltanto intorno al 50%, per via dei pesantissimi effetti collaterali degli stessi. Leggi il resto di questa voce

Annunci

Vola in India per comprare il farmaco per l’epatite C

Sovaldi 2NEW DELHI – Marco, 40enne trentino, ha l’epatite C. In Italia il farmaco per curare la malattia costa 74mila euro, una cifra troppo alta per l’uomo. Così Marco decide di andare a comprare la medicina in India, dove costa 700 euro. Una cifra più abbordabile e che può cambiargli la vita.

Come riporta il quotidiano La Repubblica, quello del 40enne trentino sarebbe il primo caso italiano di turismo sanitario. Forma di turismo denunciata dal tribunale nazionale del malato: “Mentre le istituzioni decidono se e come curare più persone, i malati italiani di epatite C vanno in India, oppure a Hong Kong a procurarsi i farmaci a prezzi abbordabili”.

Il farmaco è costituito dalla molecola sofosbuvir, sviluppata dalla casa farmaceutica americana Gilead e assicura una guarigione nel 90-95% dei casi.

Come riporta Repubblica, il problema della medicina è che il prezzo al pubblico è di 74mila euro. Abbastanza per far sbancare il sistema sanitario nazionale, che lo scorso anno ha ammesso il farmaco nelle strutture pubbliche al prezzo “agevolato” di 37mila euro. Ma solo per i casi più gravi.

Marco invece è all’inizio della malattia. E si è ritrovato ultimo in lista d’attesa. Per questa ragione ha deciso di volare in India.

Tutto quello che c’è da sapere su Sovaldi

SovaldiFonte: STAMP Toscana

Firenze – L’assessore regionale alla sanità  salute Luigi Marroni ha recentemente illustrato le scelte della Regione Toscana in merito al nuovo farmaco per l’epatite C erogato dall’agosto 2014 con la fornitura gratuita da parte del produttore e poi  reso disponibile sul mercato dall’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) il 18 dicembre scorso. Il farmaco può essere erogato solo dai centri ospedalieri, al momento in Toscana una quindicina.

Il costo delle cure sarà notevole per le casse regionali, visto che un ciclo di trattamenti può andare anche oltre i 30.000 euro a paziente. La stima regionale è che nel 2015 i pazienti candidati alla somministrazione del farmaco possano essere fino a 1.700. La Regione pensa di poter far fronte alle notevoli spese necessarie a garantire le cure (intorno ai 50 milioni di euro) attingendo al fondo previsto dalla Finanziaria 2015 per i farmaci innovativi.

Parliamo di questa nuova terapia con Maurizia Brunetto direttore dell’  UO Epatologia (Centro di Riferimento regionale per la diagnosi e il trattamento delle epatopatie croniche e del tumore di fegato), Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana

Il nuovo farmaco può essere veramente risolutivo per sconfiggere l’epatite C ?
Il sofosbuvir è il primo di una lunga serie di farmaci ad azione diretta (DAAs) nei confronti del virus dell’epatite C (HCV) in grado, opportunamente combinati fra loro o con l’interferone peghilato (Peg-IFN) e la ribavirina (RBV), di ottenere l’eradicazione (eliminazione) dell’infezione da HCV in percentuali molto elevate di pazienti (85-95%). In realtà l’eradicazione dell’infezione da HCV si poteva ottenere già con le terapie ad oggi disponibili ma in una percentuale inferiore e più variabile di casi (40-75% rispetto a 85-95%), con terapie di durata  superiore (12 mesi vs 3 mesi) e effetti collaterali/indesiderati notevolmente più significativi. In particolare proprio a causa degli effetti indesiderati la terapia con Peg-IFN/RBV era controindicata nei pazienti con malattia più avanzata.

Leggi il resto di questa voce

Epatite C, ritardi in tutta Italia: tre Regioni non sono neanche partite

(1)NICARAGUA-MANAGUA-SWINE FLU-LABORATORYFonte: Repubblica.it

L’allarme delle associazioni sulle lentezze nella distribuzione del nuovo farmaco: Calabria, Campania e Sicilia non hanno ancora indicato i centri di somministrazione, molte altre stentano. Solo poche centinaia le confezioni consegnate, saranno presentati esposti contro chi non assicura ai malati il medicinale salvavita. Intanto Janssen annuncia l’arrivo di un nuovo prodotto contro la malattia.

Tre regioni italiane non hanno nemmeno indicato i centri incaricati di somministrare il sofosbuvir, il costosissimo farmaco anti epatite C ormai entrato nel sistema sanitario italiano a gennaio. I ritardi di Calabria, Campania e Sicilia sono duramente criticati dall’associazione di malati EpaC, che oggi ha avuto un incontro al ministero della Salute. Se le tre realtà del sud sono praticamente ferme a fronte di migliaia di malati in condizioni gravi che avrebbero bisogno della terapia, le altre non vanno comunque molto bene. In base alla vertifica fatta dai carabinieri del Nas negli assessorati alla salute sono solo alcune centinaia i trattamenti somministrati, cioè pochissimi se si considera che il progetto è quello di curare 50 mila persone in un anno e mezzo.

A questo ritmo l’obiettivo non verrà di certo raggiunto. “In alcune regioni sono stati riscontrati rallentamenti anomali di natura burocratica, che per noi sono ingiustificabili”, dicono dall’associazione: “I casi più eclatanti saranno comunicati alle autorità giudiziarie. I malati non possono permettersi mesi di stallo, neppure, talvolta, giorni. Da oggi l’impegno comune sarà denunciare tutte le inadempienze e fare in modo che in tempi rapidissimi tutti i pazienti che ne hanno fatto richiesta abbiano il farmaco innovativo nella disponibilità dei centri per la conseguente somministrazione”. Leggi il resto di questa voce

I pazienti candidabili al trattamento con Sofosbuvir

Clicca e Scarica la scheda AIFA

Il 5 Dicembre 2014, AIFA (Agenzia Italiana del farmaco) ha autorizzato con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Determina n. 1353/2014  l’utilizzo del sofosbuvir nel nostro Paese, e la conseguente rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale.Pertanto sono candidabili al trattamento:

Pazienti adulti con epatite cronica da epatite C con genotipo 1, 2, 3, 4, 5, 6

ATTENZIONE: L’accesso al farmaco sofosbuvir sarà per ora limitato ad alcune categorie di pazienti ben definite. Di seguito sono riportate le tipologie dei pazienti candidabili al trattamento con sofosbuvir nell’ordine progressivo di priorità in base all’urgenza clinica definita dalla Commissione Tecnico Scientifica dell’AIFA secondo le indicazioni del Tavolo tecnico AIFA sull’Epatite C.

  • Pazienti con cirrosi in classe di Child A o B e/o con HCC con risposta completa a terapie resettive chirurgiche o loco-regionali non candidabili a trapianto
  • Recidiva di epatite dopo trapianto di fegato con fibrosi METAVIR ≥2 (o corrispondente Ishak) o fibrosante colestatica
  • Epatite cronica con gravi manifestazioni extra-epatiche HCV-correlate (sindrome crioglobulinemica con danno d’organo, sindromi linfoproliferative a cellule B)
  • Epatite cronica con fibrosi METAVIR ≥3 (o corrispondente Ishak)
  • In lista per trapianto di fegato con cirrosi MELD <25 e/o con HCC all’interno dei criteri di Milano con la possibilita di una attesa in lista di almeno 2 mesi
  • Epatite cronica dopo trapianto di organo solido (non fegato) o di midollo con fibrosi METAVIR ≥2 (o corrispondente Ishak)

La cura per l’epatite C

epatite-cOggi è disponibile una terapia in grado di guarire l’epatite cronica virale restituendo al malato l’aspettativa e la qualità di vita del soggetto sano e, contemporaneamente, ridurre in modo esponenziale i costi per la conseguente progressiva riduzione del numero dei casi di cirrosi ed epatocarcinoma”. Sono le epatiti virali croniche a rappresentare la vera e propria criticità per il Sistema Sanitario Nazionale e non quelle acute. Le prime costituiscono, infatti, un’epidemia subdola e asintomatica: quando l’organo dà i primi sintomi è già troppo tardi, in quanto la malattia è oramai ad uno stadio troppo avanzato. Leggi il resto di questa voce