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Farmaci per ricchi!

13873_unnamed_0_384x192_1_460x230Fonte: PressOnline

La visita in India del presidente Obama dei prossimi giorni potrà decidere letteralmente tra la vita o la morte di milioni di poveri non solo in Asia, ma anche Africa e America Latina. Ma dobbiamo agire subito se vogliamo salvare la produzione dei farmaci a basso costo di cui il mondo ha bisogno.

Perché fino ad oggi l’India ha potuto produrre farmaci contro l’HIV, la malaria o il cancro a costi bassissimi, grazie a leggi che per una volta mettono l’interesse della popolazione davanti a quello delle multinazionali farmaceutiche. Che ora vogliono bloccare tutto per poter vendere i loro prodotti a prezzi molto più alti. Addirittura sono riuscite a convincere gli Stati Uniti a minacciare sanzioni economiche se l’India non abolirà queste leggi, e stanno tornando alla carica sfruttando le trattative in corso per nuovi investimenti.

Raccogliamo un milione di firme per difendere l’India, in questi anni la preziosissima farmacia dei poveri di tutto il mondo, e poi facciamo arrivare la notizia sui giornali mondiali proprio durante la visita indiana di Obama. Gli consegneremo le firme insieme alla proposta, scritta da esperti del settore, di un accordo che protegga l’accesso ai farmaci da parte dei più poveri. Firma ora!

Le multinazionali farmaceutiche sostengono che le leggi indiane sui brevetti che permettono di fare prezzi stracciati, impediscono loro di investire in nuovi farmaci. Ma la loro priorità è stata da sempre la ricerca su farmaci su cui possono lucrare, non quelli per i poveri, e impongono prezzi inaccessibili a chi ne ha bisogno: basti pensare che nuovi farmaci contro l’epatite C sono venduti a 1000 dollari a pillola! Leggi il resto di questa voce

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In India costa un dollaro, in Italia mille: ecco il farmaco della discordia

sovaldiFonte: DirettaNews.it

Un farmaco considerato dall’ufficio brevetti indiano non sufficientemente innovativo rispetto alle precedenti formulazioni al punto da rifiutare la richiesta di registrazione presentata dall’azienda farmaceutica americana Gilead. Questo rifiuto avrà come conseguenza l’immissione di un farmaco equivalente che costerà un millesimo di quanto costa in Italia e negli altri paesi occidentali. La Gilead ha infatti raggiunto l’accordo con l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) il 30 settembre scorso per la cura di 30mila pazienti.Il costo del farmaco si aggira infatti a 600 euro a compressa ovvero circa 66mila euro per i tre mesi di terapia. Leggi il resto di questa voce