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NESSUN TRATTAMENTO, NESSUNA ELIMINAZIONE SECONDO LE NUOVE RICERCHE

Le persone che fanno uso di sostanze detengono la chiave per porre fine alle infezioni da Epatite C

(Mercoledì 7 settembre 2016: Oslo) Oggi, esperti mondiali nel campo della salute chiedono la rimozione delle restrizioni che impediscono alle persone che fanno uso di sostanze di accedere alle nuove cure per l’Epatite C. Finché sussistono queste limitazioni, l’obiettivo di eliminare la malattia rimarrà fuori portata, dicono.

Si sono riuniti a Oslo per il V Simposio Internazionale per la cura dell’Epatite C nei consumatori di sostanze, in cui le nuove ricerche continuano a rilevare non solo il ruolo fondamentale che il trattamento gioca nel ridurre la trasmissione dell’Epatite C nelle persone che fanno uso di sostanze, ma anche come può essere esteso per ottenere i migliori risultati.

La scienza è chiara. Adesso abbiamo bisogno di concentrarci sul superamento delle barriere all’accesso e sfruttare le più recenti ricerche per attuare programmi che funzionino“, ha detto il presidente della Rete Internazionale per l’Epatite C nei consumatori di sostanze (INHSU), il Professore Associato Jason Grebely dell’Istituto Kirby, Università del Nuovo Galles del Sud, Australia.

Un ulteriore ritardo non è etico e mina la salute pubblica”, ha aggiunto.

L’Epatite C – che se non trattata può portare a cirrosi e cancro del fegato – colpisce tra i 64 e i 103 milioni di persone in tutto il mondo, con conseguenti  700 mila decessi l’anno circa. In paesi come gli Stati Uniti e l’Australia, l’epatite C oggi uccide più persone dell’HIV. Nel Regno Unito, il numero di decessi annuali a causa dell’Epatite C dal 1996 è quadruplicato.

Nuovi trattamenti curativi altamente efficaci hanno infiammato la speranza di un mondo libero dall’Epatite C. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha fissato obiettivi di eliminazione ambiziosi pari al 90% dei diagnosticati, l’80% trattati e una riduzione del 65% della mortalità Epatite C-correlata entro il 2030 . Nella maggior parte dei paesi ad alto reddito, la stragrande

maggioranza (80%) delle nuove infezioni avviene tra le persone che si iniettano droghe, ma tale gruppo si è scontrato con una diffusa esclusione dalle nuove terapie.

Le ragioni addotte per questa esclusione comprendono vari fattori tra cui  il prezzo dei nuovi farmaci, i timori di una scarsa aderenza alla terapia, timori di reinfezione e preoccupazioni circa l’efficacia. Tuttavia, la ricerca internazionale sfata questi miti.

Il più grande studio del mondo sulle nuove terapie curative per Epatite C – il trial clinico denominato C-BORDO CO-STAR – ha scoperto che l’uso di droghe illecite prima e durante la terapia per Epatite C non ha avuto alcun impatto sull’efficacia della terapia, e che il tasso di reinfezione è basso , il 4%. I risultati hanno dimostrato anche un’ottima aderenza al trattamento. I tassi di guarigione erano paragonabili ai risultati ottenuti nelle popolazioni di persone affette da Epatite C in cui non erano presenti persone che fanno uso di droghe.

Inoltre, i modelli matematici suggeriscono che anche moderati livelli di captazione nel trattamento di persone che fanno uso di droghe potrebbe offrire notevoli vantaggi in termini di prevenzione.

Uno studio riguardo alla situazione in Scozia, Australia e Canada ha indicato che un aumento da 3 a 5 volte della captazione in trattamento tra le persone che si iniettano droghe, in 15 anni potrebbe dimezzare la prevalenza dell’epatite C.

Altri studi svolti su persone che si iniettano droghe nel Regno Unito e in Francia hanno concluso che un realistico aumento del trattamento in un decennio potrebbe ottenere una riduzione dal 15 al 50% nella prevalenza dell’Epatite C cronica.

A questi benefici va aggiunto che trattare con le nuove terapie le persone che fanno uso di droghe con una lieve o moderata Epatite C è economicamente vantaggioso nella maggior parte dei casi se comparato con le soluzioni che ritardano fino alla comparsa della cirrosi.

Diversi paesi hanno introdotto programmi di eliminazione dell’Epatite C, Australia, Francia e Islanda offrono un accesso senza restrizioni. Tutti gli occhi ora sono puntati sull’Australia, dove più di 20 mila persone (il 10% della popolazione con epatite cronica) hanno avviato il trattamento nei primi quattro mesi da quando è diventato disponibile il trattamento agevolato.

Paesi come l’Australia e la Francia hanno preso l’iniziativa di adottare politiche basate su prove che salveranno delle vite. E’ il momento ora per gli altri paesi, compresi gli Stati Uniti e la Norvegia,

di seguire il loro esempio e consentire a tutti i pazienti con Epatite C cronica di essere trattati con i nuovi farmaci”, ha detto il professor Olav Dalgard, presidente del Simposio INSHU 2016.

“Si consiglia vivamente di rimuovere tutte le restrizioni in materia di accesso ai nuovi trattamenti per Epatite C che si fondano sull’uso di droga, alcol o terapia sostitutiva con oppiacei. Non vi è alcuna prova etica né che abbia una base medica di tali discriminazioni. Nessuna restrizione ha alcun senso clinico,né rispetto alla salute pubblica né alla gestione economica della salute“, ha detto.

“Per le persone che si iniettano droghe, fornire il trattamento, integrato con programmi di riduzione del danno e di collegamento alla cura, è la chiave per il successo del programma di eradicazione dell’Epatite C. E la nostra esperienza a Copenhagen mostra che questo può funzionare. Tali sforzi devono essere iniziati ed estesi a livello globale”, ha aggiunto il professor Jeffrey Lazarus, del Centro per la Salute e la ricerca sulle malattie infettive di Rigshospitalet, Università di Copenhagen, Danimarca, presente al Simposio.

Scarica il documento finale 2016 in pdf.

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