0 – Il progetto

Logo Progetto EpCProgetto Peer Support EpC.

L’emergenza Epatite C è una realtà da affrontare adesso!

Il progetto “Peer Support EpC” nasce dall’esperienza dei volontari dell’Organizzazione di Volontariato “L’Isola di Arran”. L’associazione nasce a Torino nel 1996, si occupa di dipendenze, patologie correlate, emarginazione sociale e ha all’attivo molteplici iniziative tra le quali il giornale di strada “Polvere” e la gestione dell’accoglienza notturna per persone dipendenti senza fissa dimora “Endurance” (in collaborazione con l’ASL TO3).

Il progetto si inserisce nel percorso che l’Associazione sta portando avanti dal 2013 in qualità di partner associato del progetto “HepC Initiative” sviluppato con la rete europea Correlation Network, nel cui ambito sono state messe a punto e validate modalità formative e operative per l’attivazione e l’empowerment delle persone affette dal virus HCV. L’ideazione del progetto ha, inoltre, beneficiato del contributo del COBS (Coordinamento Operatori  Bassa Soglia Piemonte), gruppo informale sorto nel 1999 dall’esigenza di diverse figure professionali e pari di servizi a bassa soglia di accesso del pubblico e privato socio-sanitario (educatori, medici, infermieri, psicologi, operatori pari di servizi quali drop in center, Sert, dormitori, servizi di pronta accoglienza, centri diurni) di migliorare il lavoro in rete e intraprendere insieme un percorso concettuale su quest’area di lavoro relativamente nuova.

Nel 2013/2014 volontari e operatori dell’Associazione e del COBS hanno organizzato 3 focus group incentrati sulla diffusione dell’ epatite C, in particolare tra coloro che consumano sostanze e vivono in una situazione di grave emarginazione sociale: il primo ha visto la partecipazione di persone HCV+, il secondo di operatori di servizi a bassa soglia e servizi sulle dipendenze (Sert, Alcologia, comunità terapeutiche), il terzo di operatori sanitari di servizi specialistici sull’HCV (Infettivologia, Gastroenterologia). La percezione comune, emersa da questi incontri,  è la mancanza di un intervento efficace e coordinato su questa malattia, e in particolare su questa fascia di popolazione, percezione confermata dai dati quantitativi:

  • in Italia ci sono circa 1 milione e 500 mila persone affette dal virus HCV dei quali l’80% con epatite C cronica (fonte: Epac Onlus);
  • i dati in possesso dei servizi a bassa soglia della regione Piemonte che operano con persone tossicodipendenti rivelano che, tra le persone testate (circa il 30%), i positivi all’Hcv sono circa l’85%.

In questo quadro, la necessità di pensare e disseminare una metodologia di intervento sull’HCV nell’ambito dell’approccio della riduzione del danno (rdd) si pone come cruciale: questo l’obiettivo del nostro progetto.

 L’approccio della rdd si è basato fin dagli anni ’90 non solo su un buon sistema di servizi, ma anche e soprattutto su conoscenze, competenze e pratiche di autoregolazione dei beneficiari stessi: ci proponiamo quindi di raggiungere il nostro obiettivo coinvolgendo sia le persone che hanno contratto la malattia e sono utenti dei vari servizi interessati, sia gli operatori dei servizi, i quali, gli uni e gli altri, si incontreranno nel secondo e nel terzo laboratorio per pensare insieme, quindi non con un approccio trasmissivo, ma in modalità di ricerca-azione, le strategie più efficaci per affrontare il problema.

Ci proponiamo quindi di raggiungere il nostro obiettivo:

  • aumentando le conoscenze e valorizzando le competenze del gruppo target che lavorerà nel peer support. Tale risultato verrà raggiunto attraverso due laboratori: un primo laboratorio, il “Lab. peer supporter”, si terrà a ottobre 2014 e sarà focalizzato sul confronto delle esperienze dei partecipanti e sull’informazione specialistica sulla malattia; le proposte concrete di supporto tra pari che emergeranno da questo primo appuntamento saranno approfondite nel terzo laboratorio, il “Lab. Peers 2”, che si terrà a febbraio 2015 e sarà incentrato sulla costruzione di interventi-tipo nei servizi;
  • rafforzando il dialogo e la rete tra servizi a bassa soglia e servizi sanitari specialistici sulla malattia e sulle dipendenze (Infettivologia, Gastroenterologia, Sert, comunità terapeutiche…) e inserendo nella rete i peer supporter. Tale risultato verrà raggiunto nel secondo laboratorio, il “Lab. peers-professionals”, che si terrà a ottobre 2014 e nella seconda giornata di formazione del “Lab. Peers 2” di febbraio 2015: a questi incontri parteciperanno insieme persone Hcv+ e operatori dei vari servizi coinvolti;
  • costituendo e rendendo operativo un gruppo di peer supporter per l’auto mutuo aiuto (autodiretto) e per il lavoro di outreach (eterodiretto);
  • elaborando un opuscolo informativo sull’Hcv indirizzato al gruppo target e un numero monografico del giornale di strada “Polvere” sull’Hcv e sul peer support, prodotti dai peers stessi con la consulenza di un esperto e da questi distribuiti nei Servizi e nelle loro reti di prossimità;
  • creando un sito web sul peer support e la peer education e pubblicando il manuale sul peer support – tradotto in italiano –   realizzato dal progetto europeo “HepC Initiative”. La metodologia in oggetto, che è l’obiettivo di questo percorso, potrà essere meglio specificata alla fine, in quanto nascerà proprio dal lavoro di peer e professionali impegnati insieme nella ricerca di nuove strategie d’intervento sul problema.

Agli operatori socio-sanitari che parteciperanno all’incontro del 16 febbraio 2015 saranno riconosciuti 7 crediti formativi ECM.

Il progetto è realizzato grazie al contributo della Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus.

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