Terapia dell’epatite C nei cirrotici, warning Fda per due farmaci

fegato_59881La  tripletta a dose fissa ombitasvir, paritaprevir, e ritonavir insieme al dasabuvir e la combinazione di ombitasvir, paritaprevir, insieme al ritonavir, (quest’ultima approvata solo per il genotipo 4) possono causare danno epatico grave in pazienti con sottostante malattia epatica avanzata.

Per tale motivo, l’Fda  ha richiesto un aggiornamento dei foglietti illustrativi dei due farmaci (che negli Usa sono chiamati U.S. Product Inserts-USPI), che passano da “non raccomandati in pazienti cirrotici in Child Pugh B” a controindicati per questa categoria di pazienti. Nei pazienti classificati come Child-Pugh C i due farmaci rimarranno controindicati, come lo sono stati sin dalla loro approvazione.

Nel caso della tripletta di AbbVie, l’aggiornamento include anche una raccomandazione per i medici di valutare l’evidenza di scompenso epatico prima del trattamento e durante il trattamento in pazienti cirrotici.

In sintesi, l’Fda ha chiesto all’AbbVie, l’azienda produttrice, di rafforzare le informazioni su gravi eventi avversi a livello epatico nella sezione Controindicazioni, Avvertenze e Precauzioni, Esperienza post-marketing e nella sezione riguardante le problematiche epatiche nelle etichette dei due trattamenti.

Jackie Finley, portavoce di AbbVie ha precisato: “Poichè gli eventi post-marketing sono segnalati volontariamente durante la pratica clinica, le stime di frequenza non possono essere fatte e non è stata stabilita una relazione causale tra il trattamento e questi eventi”.

In seguito alla notizia, diffusa giovedì scorso dall’agenzia regolatoria americana, le azioni dell’azienda nel corso della giornata di giovedì erano scese anche del 15% per poi chiudere a -10,4%; Venerdì, AbbVie ha poi recuperato chiudendo la giornata a +4,29%. La reazione inziale dei mercati era sembrata francamente esagerata, tenendo conto che il problema era noto e giù segnalato in scheda tecnica, seppure con un livello minore di attenzione rispetto a quello richiesto ora.

Anche le azioni di Enanta Pharmaceuticals, il cui inibitore della proteasi paritaprevir è un componente di entrambe le combinazioni, sono crollati fino al -41%.

Parallelamente, giovedì scorso le azioni di Gilead Sciences, che commercializza i farmaci epatite C sofosbuvir e ledipasvir/sofosbuvir sono aumentate di circa il 6%. Venerdì il titolo è risultato stabile (+0,36%).

E’ chiaro che per ora l’unico competitor che potrebbe avvantaggiarsi della situazione è Gilead che, con Harvoni e Sovaldi già possiede oltre l’85% di quota di mercato. Guardando più avanti, si potrebbero aprire spazi per la combinazione di MSD (grazoprevir/elbasvir), attesa nel 2016.

L’Fda raccomanda anche agli operatori sanitari di monitorare attentamente segni e sintomi di qualsiasi peggioramento della malattia epatica, come ascite, encefalopatia epatica, varici emorragia e/o aumento della bilirubina diretta nel sangue.

La variazione viene a seguito di segnalazioni post-marketing di scompenso epatico e insufficienza epatica, compreso il trapianto di fegato o di esiti fatali, in pazienti trattati con tali trattamenti anti-HCV, con o senza RBV. La maggior parte dei pazienti affetti da queste gravi esiti avevano evidenza di cirrosi avanzata prima di iniziare la terapia.

Ombitasvir, paritaprevir, e ritonavir insieme al dasabuvir, con e senza ribavirina (RBV), rimane indicata per il genotipo 1 (GT1) in pazienti HCV con cirrosi compensata, tra cui Child-Pugh A. La sicurezza e l’efficacia di tale trattamento, con e senza RBV, è stato studiato in trial di fase 3 in più di 2.300 pazienti ed è uno dei regimi raccomandati delle linee guida AASLD per questi pazienti.

Ombitasvir, paritaprevir, insieme al ritonavir in combinazione con RBV è indicato per i pazienti genotipo 4 (GT4) HCV senza cirrosi.

Dall’approvazione della tripletta nel mese di dicembre 2014 e dell’associazione nel luglio 2015, almeno 26 casi in tutto il mondo, sottoposti alla FAERS (Fda Adverse Event Reporting System), sono stati considerati possibilmente o probabilmente correlati all’assunzione di questi trattamenti. Nella maggior parte dei casi, il danno epatico si era verificato entro 1-4 settimane dall’inizio del trattamento. Alcuni dei casi si sono verificati in pazienti per i quali questi farmaci sono stati controindicati o non raccomandati.

In particolare, dei 26 casi, 10 pazienti avevano avuto insufficienza epatica con ricorso a trapianto o conclusasi col decesso, e in 16 era stata riscontrata disfunzione epatica di vario grado. Inoltre, l’ Fda ha osservato che “questi gravi risultati sono stati riportati soprattutto in pazienti che assumevano la tripletta di combinazione e che aveva evidenza di cirrosi avanzata, anche prima di iniziare il trattamento.”

FAERS include solo rapporti presentati all’ Fda, quindi, potrebbero esserci anche casi aggiuntivi di cui l’Fda non è a conoscenza.

I pazienti che assumono questi farmaci dovrebbero contattare il proprio medico immediatamente se si sviluppano stanchezza, debolezza, perdita di appetito, nausea e vomito, occhi gialli o pelle, o feci di colore chiaro, in quanto questi possono essere segni di danno epatico. I pazienti non devono interrompere l’assunzione di questi farmaci senza prima parlare con i loro medici di riferimento. L’interruzione del trattamento precoce può causare resistenza ai farmaci ad altri farmaci epatite C.

Come riportato sul sito dell’Fda, medici, pazienti e altri operatori sanitari sono invitati a segnalare gli eventi avversi o gli effetti collaterali legati all’uso di questi prodotti all’ Fda’s MedWatch Safety Information e all’ Adverse Event Reporting Program attraverso appositi moduli e numeri di segnalazione.

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Informazioni su Coordinamento Operatori Bassa Soglia Piemonte

Il Coordinamento degli operatori dei servizi a bassa soglia del Piemonte è un coordinamento nato “dal basso” nel 1999 tra operatori sia delle ASL che del privato sociale, in attività presso servizi ed interventi di bassa soglia della Regione Piemonte, quali drop in, unità di strada, dormitori, servizi di pronta accoglienza e assistenza socio-sanitaria. E’ composto da diverse figure professionali (medici, psicologi, infermieri, educatori, assistenti sociali, operatori pari), volontari e consumatori di droghe. Gli scopi del coordinamento sono: migliorare la comunicazione tra servizi; ottimizzare il lavoro di rete a favore di un miglior servizio agli utenti; formazione e autoformazione; studi e ricerche per l’innovazione; comunicazione e coinvolgimento delle pubbliche istituzioni; sensibilizzazione, attivazione e negoziazione per una miglior qualità delle politiche e degli interventi nel campo delle emarginazioni urbane e delle dipendenze. La Regione Piemonte ha una “lunga tradizione” di strutture di facile accessibilità, il Coordinamento, una tra le pochissime esperienze a livello nazionale, ne è la conferma. La scelta di creare un Coordinamento che fosse rappresentativo dei lavoratori che operano nei servizi a bassa soglia e degli utenti, ha permesso di fare un importante lavoro teorico e formativo in un ambito che non aveva ancora sviluppato un pensiero condiviso. La bassa soglia è un area di lavoro relativamente nuova che ha avuto bisogno di intraprendere una ricerca ed una condivisione concettuale sugli ambiti del proprio intervento. Inoltre, l’essere nato dall’esigenza degli operatori di cui è rappresentativo e non dei servizi ha permesso di proporsi come soggetto “politico” e poter prendere parola e posizione su alcuni temi. Il Coordinamento vuole proporsi, anche, come laboratorio di promozione di una nuova cultura dell’agire sociale e degli interventi relativi alle dipendenze.

Pubblicato il 26 ottobre 2015, in Notizie con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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