“Epatite C, superfarmaco troppo costoso”. Cinque Paesi fanno causa al produttore

Sovaldi 5Fonte: La Repubblica.it Salute

Sul Sofosbuvir, che guarisce dalla malattia ma ha un costo proibitivo, scoppia un caso internazionale. Argentina, Brasile, Ucraina, Cina e Russia si muovono grazie a una ong statunitense. In Italia è polemica tra la Toscana, che vuole ritrattare da sè il costo del medicinale per i suoi cittadini, e l’Aifa, pronta a impugnare la delibera della Regione e a presentare un esposto penale.

ROMA – Alcuni Paesi non accettano i costi altissimi del sofosbuvir, il farmaco della Gilead Science in grado di sconfiggere una malattia diffusissima come l’epatite C. E così stanno partendo delle cause alla casa farmaceutica a opera di una ong statunitense “Initiative for medicines, access and knowledge”. Le iniziative giudiziarie stanno partendo da alcuni grandi Stati a medio reddito, cioè Argentina, Brasile, Cina, Ucraina e Russia, come spiega il New York Times.

Per i Paesi più poveri, il medicinale sarà prodotto a basso costo in India e venduto in 91 paesi in via di sviluppo. Ma diverse nazioni che la Banca Mondiale considera ad alto reddito sono fuori da questo accordo anche se non possono permettersi la terapia. E così partono le cause. Per trattare i 40 milioni di pazienti di questi cinque Paesi fa notare l’Ong, servirebbero 270 miliardi di dollari. Per questo l’associazione ha deciso di intentare una causa contro il riconoscimento del brevetto in questo gruppo di paesi. “In questo momento ci sono persone che hanno bisogno del farmaco e non lo stanno avendo, o non lo avranno in tempi brevi – spiega Priti Radhakrishnan, fondatore dell’associazione – . Se non ci fosse il brevetto si potrebbe vendere la versione generica da 1000 dollari anche in questi paesi”.
In Italia la questione Sofosbuvir è tornata all’attenzione del mondo sanitario dopo l’annuncio del presidente della Regoone Toscana, Enrico Rossi, di voler trattare i prezzi con i produttori dei vari nuovi medicinali anti-epatite per spuntare prezzi più bassi di quelli ottenuti dall’Aifa e “curare tutti i 26mila malati di epatite toscani”. L’iniziativa ha fatto infuriare il direttore dell’Aifa, Luca Pani, e addirittura dall’Agenzia del farmaco starebbero per partire ricorsi contro la delibera toscana che dispone di fare una gara tra le aziende farmaceutiche e persino una denuncia penale.

Aifa vuole l’esclusiva della trattativa, ma la Toscana non intende fermarsi, perché la legge permette alle Regioni di rinegoziare il prezzo dei farmaci. Su questa operazione avanza dei dubbi l’associazione di malati Epac, che chiede come farà la Regione di Rossi a portare in fondo l’iniziativa, e sottolinea come i toni usati in Toscana gettino ombra sull’operato di Aifa. Inoltre l’associazione segnala il rischio che la Toscana diventi meta dei tantissimi malati di altre regioni che non stanno nella lista di coloro che hanno diritto a prendere subito il sofosbuvir; lista stilata sulla base della gravità della malattia.

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Informazioni su Coordinamento Operatori Bassa Soglia Piemonte

Il Coordinamento degli operatori dei servizi a bassa soglia del Piemonte è un coordinamento nato “dal basso” nel 1999 tra operatori sia delle ASL che del privato sociale, in attività presso servizi ed interventi di bassa soglia della Regione Piemonte, quali drop in, unità di strada, dormitori, servizi di pronta accoglienza e assistenza socio-sanitaria. E’ composto da diverse figure professionali (medici, psicologi, infermieri, educatori, assistenti sociali, operatori pari), volontari e consumatori di droghe. Gli scopi del coordinamento sono: migliorare la comunicazione tra servizi; ottimizzare il lavoro di rete a favore di un miglior servizio agli utenti; formazione e autoformazione; studi e ricerche per l’innovazione; comunicazione e coinvolgimento delle pubbliche istituzioni; sensibilizzazione, attivazione e negoziazione per una miglior qualità delle politiche e degli interventi nel campo delle emarginazioni urbane e delle dipendenze. La Regione Piemonte ha una “lunga tradizione” di strutture di facile accessibilità, il Coordinamento, una tra le pochissime esperienze a livello nazionale, ne è la conferma. La scelta di creare un Coordinamento che fosse rappresentativo dei lavoratori che operano nei servizi a bassa soglia e degli utenti, ha permesso di fare un importante lavoro teorico e formativo in un ambito che non aveva ancora sviluppato un pensiero condiviso. La bassa soglia è un area di lavoro relativamente nuova che ha avuto bisogno di intraprendere una ricerca ed una condivisione concettuale sugli ambiti del proprio intervento. Inoltre, l’essere nato dall’esigenza degli operatori di cui è rappresentativo e non dei servizi ha permesso di proporsi come soggetto “politico” e poter prendere parola e posizione su alcuni temi. Il Coordinamento vuole proporsi, anche, come laboratorio di promozione di una nuova cultura dell’agire sociale e degli interventi relativi alle dipendenze.

Pubblicato il 22 Mag 2015, in Notizie con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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