Accesso equo alle cure per l’Epatite C

sovaldiFonte: Lila

LILA ha aderito alla petizione lanciata dalle organizzazioni europee Itpc e Tag per chiedere alla Gilead minori limitazioni nella produzione del rivoluzionario farmaco antivirale da parte di aziende farmaceutiche produttrici di farmaci generici.

Espansione della copertura geografica delle licenze concesse alle industrie di farmaci generici per la produzione e distribuzione del Sofosbuvir; eliminazione delle restrizioni alla ricerca e alla produzione degli ingredienti farmaceutici attivi alla base del farmaco e modifica delle politiche “anti-diversione” adottate dall’azienda farmaceutica per controllare il consumo della versione generica della cura: sono tre le richieste della petizione alla Gilead lanciata il 28 gennaio dall’International Treatment Preparedness Coalition (Itpc) e dal Treatment Action Group (Tag), cui LILA ha aderito.

La petizione, diretta a John Martin, presidente del Consiglio di Amministrazione della Gilead, evidenzia come le politiche sui prezzi e sulla concessione di brevetti adottate dalla società per il farmaco Sofosbuvir e per gli altri medicinali per il contrasto dell’Epatite C, come il Ledipasvir e il GS-5816, “sono incompatibili con l’accesso universale alle cure”. Il testo si riferisce agli accordi stipulati dalla Gilead con numerose fabbriche indiane per la produzione di generici, in cui la società americana ha imposto forti restrizioni, come l’esclusione di determinati paesi dalla distribuzione. In particolare, si sottolinea come un terzo dei 150 milioni di persone che hanno l’Epatite C vivano nei paesi a medio e basso reddito che sono stati esclusi dagli accordi per le licenze. Inoltre si afferma che il Sofosbuvir – il cui prezzo base è di circa 1000 dollari a pasticca e 84mila dollari a terapia – non sia neanche alla portata dei paesi ad alto reddito. “Secondo una stima”, si aggiunge, “le limitazioni poste dalla Gilead alla concorrenza generica per il Sofosbuvir aumenteranno il costo totale per curare l’epatite C di 60 miliardi di dollari”. La conseguenza è che molti stati attingeranno alle risorse destinate alla spesa sanitaria più generale per destinarle a una sola cura. In alternativa, milioni di persone moriranno perché i loro governi non potranno permettersi di rendere disponibili i farmaci per l’epatite C.”.

Le richieste rivolte a Gilead sono:
Espandere la copertura geografica delle licenze, così da includere i 51 paesi a medio reddito che ne sono attualmente esclusi. Si tratta di paesi che ospitano 49 milioni di persone che hanno contratto l’Epatite C.
Eliminare le restrizioni alla produzione e alla ricerca degli “ingredienti farmaceutici attivi” (Api – Active Pharmaceutical Ingredients) del Sofosbuvir, il cui costo è fortemente collegato a quello del prodotto finale offerto dalle società produttrici di farmaci generici.
Modificare le politiche “anti-diversione” per assicurare che non limitino l’accesso ai pazienti. Tali condizioni infatti violano i più elementari standard della confidenzialità e autonomia dei pazienti e causano interferenze sia nella relazione medico-paziente, sia in quella farmacista-paziente.

La petizione è disponibile a questo link.
Leggi anche “Epatite C: la VII Dichiarazione di Sitges chiede un piano d’azione“.

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Informazioni su Coordinamento Operatori Bassa Soglia Piemonte

Il Coordinamento degli operatori dei servizi a bassa soglia del Piemonte è un coordinamento nato “dal basso” nel 1999 tra operatori sia delle ASL che del privato sociale, in attività presso servizi ed interventi di bassa soglia della Regione Piemonte, quali drop in, unità di strada, dormitori, servizi di pronta accoglienza e assistenza socio-sanitaria. E’ composto da diverse figure professionali (medici, psicologi, infermieri, educatori, assistenti sociali, operatori pari), volontari e consumatori di droghe. Gli scopi del coordinamento sono: migliorare la comunicazione tra servizi; ottimizzare il lavoro di rete a favore di un miglior servizio agli utenti; formazione e autoformazione; studi e ricerche per l’innovazione; comunicazione e coinvolgimento delle pubbliche istituzioni; sensibilizzazione, attivazione e negoziazione per una miglior qualità delle politiche e degli interventi nel campo delle emarginazioni urbane e delle dipendenze. La Regione Piemonte ha una “lunga tradizione” di strutture di facile accessibilità, il Coordinamento, una tra le pochissime esperienze a livello nazionale, ne è la conferma. La scelta di creare un Coordinamento che fosse rappresentativo dei lavoratori che operano nei servizi a bassa soglia e degli utenti, ha permesso di fare un importante lavoro teorico e formativo in un ambito che non aveva ancora sviluppato un pensiero condiviso. La bassa soglia è un area di lavoro relativamente nuova che ha avuto bisogno di intraprendere una ricerca ed una condivisione concettuale sugli ambiti del proprio intervento. Inoltre, l’essere nato dall’esigenza degli operatori di cui è rappresentativo e non dei servizi ha permesso di proporsi come soggetto “politico” e poter prendere parola e posizione su alcuni temi. Il Coordinamento vuole proporsi, anche, come laboratorio di promozione di una nuova cultura dell’agire sociale e degli interventi relativi alle dipendenze.

Pubblicato il 21 gennaio 2015, in Appelli con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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